Medelogia, la chiave per l’annullamento di disfunzioni e sofferenze e la via verso l’illuminazione

25 Dic 2018 da Lucilla Sperati

La Medelogia (dal greco μηδέν, mēdén, nulla, niente e λόγος, lògos, parola, discorso) è una disciplina fondata da Federico Divino per applicare alla modernità la filosofia e la pratica Mādhyamaka. Federico Divino si forma come orientalista, laureato in studi orientali a La Sapienza, e si specializza in filosofia e psicologia buddhista, porta avanti un percorso di psicoanalisi diventando sostenitore della psicoanalisi laica (della quale ho parlato in vari articoli) per poi proseguire con la magistrale in Antropologia per dedicarsi all’Antropologia Medica, del corpo e della salute. L’intento di Divino era quello di far conoscere la pratica psicoterapeutica, oltre che filosofica, del buddhismo Mahāyāna, il quale è incentrato sul concetto di “vacuità” (Śūnyatā) e per questo erroneamente ricondotto al “vacuismo” di scuola pitagorica (da cui il termine μηδέν, mēdén che Divino ha volutamente usato per elaborare il termine medelogia). Il concetto filosofico di Vacuità non può essere trattato in questo breve articolo introduttivo, e per questo esistono già i testi di Medelogia di Divino.

Colpita dalla sua potenza e innovazione, sono stata pioniera nel sostenerla e nel divulgarla. Federico Divino a seguito di anni di minuziose ricerche e dettagliate analisi e comparazioni anche delle teorie dei maggiori esponenti della psicoanalisi, da Freud a Jung, Hillmann, Reich ed altri), traduzioni di antichi documenti originali, ha ritenuto di affermare che la psicoanalisi e psicoterapia non sono nate con Freud, ma secoli prima con il Buddhismo, e ha riportato il frutto dei suoi studi nel libro ‘Lezioni di Medelogia, dieci insegnamenti per la consapevolezza’ (Edizioni Etiche Nuova Coscienza – Associazione Naturalia 2018). La Medelogia vede l’applicazione pratica nell’ipsoanalisi, che utilizza le antiche metodiche di psicoterapia buddhista, e che è stata sperimentata con successo dallo psicologo filosofo antropologo svizzero Eugenio Dioscuro, collaboratore mio e di Federico Divino, il quale avvalorando in pieno le teorie e affermazioni di Divino, nel suo libro ‘Medelogia e Ipsoanalisi’ (Edizioni Etiche Nuova Coscienza 2018), illustra la sua esperienza positiva riprendendo le argomentazioni esposte in ‘Lezioni di Medelogia’ .

Dopo aver tracciato nei precedenti saggi le linee guida che ci conducono al nucleo della Sapienza buddhista, in questo libro si illustrano precetti e metodiche basilari per il raggiungimento della consapevolezza ed equilibrio psicofisico. Nei precedenti libri, Federico Divino ha dimostrato come la psicoanalisi non sia nata con Freud ma debba praticamente tutto ai precetti, tecniche di meditazione, auto-analisi e auto-ipnosi del buddhismo originale e degli insegnamenti filosofici di Nāgārjuna (la “via di mezzo” Mādhyamika), e come perfino la linguistica, e le sue relazioni con la psicoanalisi (ignorate dal mondo accademico), veda i suoi precursori nei grandi filosofi del mondo orientale. Dopo aver esaminato le ragioni della Medelogia, che nasce per rapportarsi direttamente con l’antica Sapienza buddhista (Prajñā), senza passare per mediatori moderni, non sono più necessari confronti, se non integrativi tra psicoanalisi, filosofie orientali e linguistica archetipica, che in questo libro viene portato avanti in dieci lezioni illuminanti su tematiche selezionate tra le più importanti per l’evoluzione umana e l’annullamento di sofferenze e disfunzioni psicofisiche.

Quale è il significato di Medelogia?
La Medelogia è una tautologia volutamente priva di senso. La storia di questo termine è particolare. Divino voleva ideare un termine che rimandasse direttamente allo studio dei concetti principali del Buddhismo. Essendo un orientalista che si è occupato solo di lingue orientali e ha sempre ammesso di non apprezzare il greco, Divino inizialmente aveva pensato di utilizzare il termine mede dal verbo arcaico giapponese mederu, medzu che significa “amare” e che per questo veniva rimandato al concetto di “compassione” buddhista. Successivamente un suo collega e psicoanalista fece notare che per una fortuita coincidenza il termine mede in medelogia poteva in realtà benissimo essere inteso come “studio della vacuità” in quanto in greco il terminemēdén (μηδέν) rimandava proprio al concetto filosofico greco di vacuismo, molto simile a quello buddhista, sebbene storicamente differente. A causa di un fraintendimento di Divino, che appunto non è un grecista, venne scritto nei nuovi libri di Medelogia che il termine derivava da μηδείς che in realtà significa “nessuno”, da μηδέ (mēdé, “e non”) + εἷς (heîs, “uno”). Accortosi dell’errore, nelle nuove edizioni dei libri il termine Medelogia sarà ricondotto correttamente a μηδέν come doveva essere. Chiaramente il gioco di parole è sempre stato solamente messo in campo per attirare i curiosi, ma lo stesso Divino ha sempre insistito più sui contenuti che sulle etichette che gli si dovevano attribuire, e per questo ha definito il termine “medelogia” come “una tautologia volutamente priva di senso” anche per sottolineare ulteriormente il problema dell’arbitrarietà dei nomi, sui quali ci si concentra troppo dimenticando l’importanza dei contenuti.

Federico Divino, laureato in lingue e civiltà orientali a La Sapienza Roma, con un anno di master in Buddhismo a Cardiff UK e succcessiva magistrale in antropologia ed etnolinguistica a Cà Foscari Venezia (tesi sulla psicologia Buddhista e Mindfullness), particolarmente amante dell’antica cultura e lingua giapponese, ha tratto il termine mede-logia “studio del mede“, dal suo significato in giapponese antico, “Amore” Il termine mede è un neologismo tautologico che indica al contempo i tre concetti chiave: śūnyatā, dharma e prajñā, e nasce dagli insegnamenti di Nāgārjuna (tib. Klu sgrub), ma la sua scuola nacque nel tentativo di preservare una via che ormai era diretta alla deriva, la via dei Buddha.
Deriva dalle parole greche per indicare “e non” e “uno”. Un riferimento al Vacuismo, il pensiero che ritiene che la realtà sia intrinsecamente priva di sostanza. Il precursore della Medelogia è il filosofo indiano Nagarjuna, uno dei più grandi pensatori del buddhismo, tale da essere chiamato “il secondo Buddha”. Nagarjuna, secondo Divino, è stato il vero fondatore della psicoanalisi, ma così come la psicoanalisi di Freud e successive diramazioni (in particolare Jung) non ha saputo esprimere il pieno del suo potenziale, allo stesso modo la “filosofia della via di mezzo” di Nagarjuna, il Madhyamaka, non ha avuto gli sviluppi che meritava, divenendo la base della “religione” buddhista Mahayana, un esito non voluto da Nagarjuna che, come il Buddha storico, non era interessato a fondare una religione, ma una pratica filosofica. Mede-logia significa dunque tre cose: può essere ricondotta giustamente a μηδέν + λόγος (oppure μηδέ + λόγος come venne erroneamente fatto dallo stesso Divino) ma anche a めで (愛) + λόγος e infine, può anche essere inteso come “lo studio del mezzo, del medio”, in onore alla “via di mezzo”, la filosofia di Nāgārjuna.

Chi ottiene l’illuminazione (bodhi) non fa altro che recuperare la sua vera natura (tathāgatagarbha), quella dell’Atomo, il cui riflesso non è altro che l’essenza stessa della Monade universale, a cui tutti siamo connessi.
I fenomeni che percepiamo con i nostri organi sono altrettanto vuoti ed illusori (bahirdhā śūnyatā). Il concetto di vacuità non è la vacuità, ma un’illusione da scacciare, come l’idea di vuoto non è il vero vuoto, anch’essa è priva di sostanzialità (śūnyatāśūnyatā) ma ci aggrappiamo ad essa per evitare di confrontarci col vero vuoto. Lo spazio è solo una convenzione, esso non è sostanza (mahā śūnyatā). L’assoluto inconoscibile è tale proprio perché coincide con la vacuità (paramārtha śūnyatā). I fenomeni sono condizionati reciprocamente, esso rende tutti i fenomeni interdipendenti e perciò non eterni, e dunque vuoti (saṃskṛta śūnyatā).
È l’ignoranza che plasma la realtà fenomenica, la cui natura intrinseca è ricolma di sofferenza. Lo scopo psicoterapeutico del buddhismo è quello di liberare l’individuo dalla condanna della sofferenza.
Diagnosi: il dolore è causato da una serie di fattori che costituiscono il dolore (duḥkha). Eziologia: comprendere l’origine (samudaya) di questa sofferenza. Prognosi: prevedere come portare alla cessazione (nirodha) questa sofferenza. Prescrizione della cura: raggiungimento della verità (mārga). Il buddismo offre quindi l’assoluzione dalla “sofferenza”, cioè l’origine di tutte le sofferenze Sebbene in realtà riconosca che ci sono diversi tipi di duḥkha, poiché è vero che ci sono diversi tipi di nevrosi, la causa di tutti è solo una: l’Anitya.
Per il Buddhismo l’ignoranza è una malattia, la cui medicina è la consapevolezza. La cura coincide con la dissoluzione dell’egoismo e l’acquisizione dell’antica Sapienza buddhista (Prajñā), l’unica in grado di sconfiggere l’ignoranza e annullare disfunzioni e sofferenze e su questo è incentrata la Medelogia.
Oltre al Vacuismo, l’Anitya, l’Advaita e la Sunyata la Medelogia ha come assunto fondamentale il valore “terapeutico” (in senso filosofico) della
karuṇā, la Grande Compassione, il valore più importante anche del buddhismo, ribadito svariate volte da Divino nei suoi testi.  La Medelogia vede la sua applicazione pratica nell’Ipsoanalisi; il termine “ipsologia” è stato ideato da Divino utilizzando il termine latino ipsum, da ipse e ipsus (termine derivato dal protoindoeuropeo *éy e *swé e successivamente dal proto-latino *eum-sum) che indica “sé stesso” che egli compara al concetto buddhista di Tathātā (तथाता) che indica la “la vera natura della cose”, l’”autentica natura della realtà”, vera appunto “in sé stessa” e “per sé stessa”, nota in italiano anche come “talità”, “quiddità” o “sicceità”. Pertanto, lo studio della verità assoluta, vera “in sé e per sé” è lo studio di questa talità o quiddità, che Divino traduce come ipso-logia e ipso-analisi, ossia lo studio e l’analisi della verità assoluta, per com’è in sé e per sé.

Federico Divino con la Medelogia e Ipsoanalisi propone quindi la nascita di una psicoterapia interamente basata sulla pratica e metodiche originali buddhiste, e che siano di dominio esclusivo degli orientalisti (filosofi, antropologi, medici omeopati, psicoanalisi laici), poiché, come egli documenta nei suoi libri, gli psicologi e scuole occidentali, non hanno alcuna conoscenza e preparazione su metodiche psicoanalitiche e psicoterapeutiche nate in Oriente e pertanto solo filosofi, antropologi, medici e naturopati orientalisti che hanno studiato la cultura, lingua, filosofie, discipline e medicine dei popoli antichi orientali (cinese, ayurveda, tibetana, yoga, meditazione etc.), possono essere in grado di apprendere e divulgare i concetti e metodiche di Medelogia e Ipsoanalisi.

Articolo scritto da Lucilla Sperati nel 2018 e pubblicato nel sito www.archetypica.com con articoli di Lucilla Sperati e Federico Divino, poi disattivato. Lucilla Sperati ha effettuato dal 2011 un fattivo lavoro volontario di revisione, recensione, diffusione di tutti gli articoli e libri di Federico Divino, distribuzione nelle librerie, organizzazione di corsi e presentazioni, e dal 2018 al 2020 ha pubblicato i suoi 10 libri più importanti tra cui quelli di Medelogia e gli ultimi ‘Fondamenti di Psicologia Buddhista’ e la traduzione dal tibetano del Sutra della Mente con la sua casa editrice, Edizioni Etiche Nuova Coscienza. Per informazioni e acquisto dei libri di Federico Divino, conferenze e corsi di Medelogia, filosofia, psicoterapia e meditazione Buddhista, contattare Lucilla Sperati e visionare nel menu gli aggiornamenti nella icona Centro Dharma Buddhista tibetano, il nuovo progetto di centro di diffusione del buddhismo tibetano all’interno di Associazione Naturalia

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